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Tasso di inflazione in aumento, quali conseguenze per il web marketing

Il tasso di inflazione è in aumento. Per tutti è un momento complesso, in uno scenario economico fortemente influenzato dai cambiamenti sociali e geo-politici. Su questo sfondo i consumatori stanno perdendo la fiducia nei produttori e nelle aziende, imputando a una loro mossa strategica gli aumenti. Come fare per spiegare che le cose non sono esattamente così e non perdere la loro fiducia? Sicuramente passando dalla comunicazione schietta e sincera, senza filtri e intraprendendo diverse altre azioni.

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Ci troviamo davanti a una grande sfida: mantenere alta la fiducia dei consumatori nei brand nonostante il tasso di inflazione in aumento. Lo scenario economico che abbiamo davanti è poco felice, lo sanno le aziende, lo sanno i marketer e lo sanno i consumatori. Proprio su questi bisogna lavorare, perché il calo della fiducia nelle aziende, anche nei grandi marchi, può rivelarsi davvero molto pericoloso, soprattutto per le PMI che hanno impiegato anni per costruirla. Ma facciamo il punto per capire cosa sta accadendo.

Tasso di inflazione, un aumento preoccupante

Gli ingredienti per una crisi economica vera e propria, come non se ne vedevano da anni, ci sono tutti: guerra, pandemia, scarsità di materie prime, allarme per il surriscaldamento globale, siccità. Una situazione se non ancora critica, comunque abbastanza drammatica. Diverse attività non riescono a reggere all’aumento dei costi delle utenze e chiudono.

Quella che è in atto è una trasformazione socio-culturale epocale dove nulla sarà come lo conoscevamo. Uno degli aspetti con cui ci si deve confrontare con urgenza è il tasso di inflazione in costante aumento. Faccio una piccola digressione: l’inflazione è l’aumento di ampia portata dei prezzi, quindi non limitato a singole voci di spesa, il che significa che con la stessa quantità di denaro oggi il consumatore può acquistare meno beni, quello che accade nel tempo è che l’inflazione va a erodere il valore della moneta.

Chiarito questo, è necessario spiegare come stanno agendo i diversi attori di questo scenario, quindi le aziende, chi fa marketing e i consumatori.

Secondo l’Eurostat il tasso di inflazione nell’euro zona ha segnato +8,1% nel mese di maggio del 2022, in aprile era a +7,4% e lo scorso anno era del +2,0%. Si capisce a colpo d’occhio quale sia la portata del fenomeno e quanta preoccupazione desti sia nelle imprese che nei consumatori.

Ripercussioni per le aziende

Le aziende si trovano a dover fronteggiare delle spese sempre più elevate dovute all’aumento del gas e ella corrente elettrica. I motivi di tali aumenti sono più o meno noti, per semplificare diciamo che c’è scarsità di alcuni materiali, il conflitto in Ucraina ha il suo peso e il risultato è che tutto questo impatta soprattutto su chi produce beni di largo consumo. Proprio in questo ambito i margini di guadagno sono decisamente ridotti a causa dell’aumento dei costi di produzione.

Basti pensare che anche le aziende più importanti, come la Barilla, per restare nel territorio nazionale, stanno accusando il colpo e hanno dovuto aumentare i prezzi finali.

La prospettiva dei consumatori

Se quello che abbiamo visto è il piano in cui si trovano a operare le aziende, dall’altro lato ci sono i consumatori che vedono aumentare il costo del carrello della spesa ma non aumentano gli stipendi. La maggior parte dei consumatori è riuscita a comprendere le reali motivazioni che spingono al caro prezzi, ma quasi la metà imputa tali aumenti alla volontà dei commercianti e dei produttori di aumentare i propri profitti.

Questo pensiero viene rafforzato da alcuni spiacevoli pratiche che, effettivamente, vengono messe in atto da alcuni:

  • shrinkflation, ovvero, la riduzione della quantità di prodotto per unità praticata mediante la “scusa” di cambiare confezione.
  • skimpflation, invece, è la riduzione della qualità del prodotto, quindi ciò che prima veniva realizzato con materie prime di qualità, viene poi prodotto con materie prime diverse, meno costose e meno performanti.

Queste pratiche aumentano lo scetticismo dei consumatori minando pesantemente la fiducia e la fedeltà verso il brand.

I marketer, mission impossible?

Chi lavora nell’ambito del marketing in genere, ma in particolare nel web marketing, si trova quindi davanti a una grande sfida: quella di far comprendere il fenomeno del tasso di inflazione che aumenta ai consumatori, cercando di non far perdere loro la fiducia nel brand. Un compito che è tutt’altro che facile.

Web marketing: per affrontare l’inflazione ci vuole trasparenza

Se non c’è un rimedio per l’aumento del tasso d’inflazione o, per lo meno, non spetta a noi trovarlo, sicuramente spetta a chi lavora nel web marketing (il discorso vale per il marketing in generale ma qui ci concentriamo sui mercati online) l’arduo compito di migliorare la percezione del brand da parte degli utenti e cercare di arginare questo pesante sentimento di sfiducia che sta dilagando. Ma come?

Lo strumento migliore è quello della trasparenza. Ai consumatori bisogna spiegare nel modo più chiaro, semplice e dettagliato possibile come stanno le cose. Bisogna spiegare cosa ha cagionato l’aumento dei prezzi, senza scaricare colpe a destra o a manca, cosa che il consumatore medio percepisce come una non assunzione di responsabilità.

Le aziende devono far comprendere al proprio pubblico di riferimento che non vi è volontà di raggirarli, ma questo lo si può ottenere solo con una forma di comunicazione schietta e pacata. Per questo è bene affidare tale delicato compito ai professionisti della comunicazione e del web marketing.

Ma vediamo, in concreto, quali azioni si possono mettere in campo nell’ambito del web marketing.

La parola chiave è fiducia. Nell’online, ancora di più, perché ricordiamo che gli utenti non vedono il prodotto, e anche per i servizi continuano a percepire le aziende digitali come un qualcosa di astratto, soprattutto in questo momento.

Conquistare la fiducia degli utenti con azioni mirate

Come detto, quello su cui ci si deve concentrare è la conquista della fiducia del proprio pubblico e il mantenimento della stessa, quindi la fedeltà. Per farlo occorre una comunicazione chiara, onesta e dialogica. Se l’utente/consumatore sente che lui e l’azienda non sono due fazioni contrapposte, ma si trovano dallo stesso lato, non solo comprende che non vi è dolo in questo aumento dei costi, non da parte delle aziende, ma sviluppa anche un sentimento di solidarietà con le aziende stesse.

Chi non ricorda l’azione SaveRummo per aiutare il pastificio colpito dall’alluvione del 2015? O i produttori di parmigiano e le aziende colpite dal terremoto, o la Melegatti? Certo, in quei frangenti era più che evidente la causa del rischio fallimento. Oggi è più difficile per i consumatori capire le reali cause di tutti gli aumenti, ma proprio per questo urge correre ai ripari.

Sfruttare i canali social: quale luogo migliore dei social per dialogare col proprio target? Esporre chiaramente la situazione, mostrando, laddove possibile, i costi dell’azienda.

Utilizzare il blog: sul blog si può comunicare in modo efficace con il proprio pubblico; si possono scrivere degli articoli esplicativi, o pubblicare dei report che dimostrino con chiarezza i costi sostenuti e gli effettivi guadagni.

Email marketing: anche tramite email si può parlare ai propri clienti, spiegando le motivazioni dell’eventuale aumento dei costi. Un’email sincera, dove si parla a tu per tu con l’utente, magari con l’aggiunta di un buono sconto o una promozione che possa far capire al consumatore quanto l’azienda tenga a lui.

Aumentare la visibilità del brand e la sua autorevolezza

Se quello che abbiamo visto finora è un lavoro che mira all’acquisizione della fiducia in generale dell’utente-consumatore, non dobbiamo dimenticarci che è importante lavorare anche su un altro fronte: quello della visibilità e della presenza online. Tutto questo lavoro fon qui esaminato, diversamente, non avrebbe ragione d’essere.

Il passaggio obbligato, quindi, è quello di implementare la presenza del brand sul web, e qui occorrerebbe aprire un capitolo a parte.In breve, sottolineo che la presenza online non coincide con la brand reputation, stiamo parlando sempre del sito web, quindi del suo posizionamento, della sua visibilità.

In questo frangente è utilissimo intraprendere attività di SEO on site e di link building. Il sito e tutti i suoi contenuti devono essere ottimizzati per i motori di ricerca in base a delle specifiche parole chiave, mentre le attività di link building  consistono nel ricevere link da siti autorevoli.

Infatti, ricevere link da siti con una buona reputazione e in tema permette al sito di ottenere una parte di quell’autorevolezza. In poche parole, significa che i motori di ricerca inizieranno a valutare anche il tuo sito come più autorevole e utile.

Perché questo è importante? Perché è la via maestra per conquistare le migliori posizioni nella pagina dei risultati di Google e prime posizioni significa essere trovato prima dei tuoi concorrenti. Più visite al sito e più possibilità di convertire gli utenti in acquirenti. Da li in poi potrai mettere in campo tutte le altre attività che abbiamo visto prima conquistando la fiducia del tuo pubblico.

Questa non è una ricetta per uscire dalla crisi o per non accusare il colpo causato dall’inflazione, ma dei consigli che possono aiutare la tua attività a non perdere la fiducia dei clienti e invertire la tendenza che ti ho spiegato nelle righe precedenti.

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