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SEO On Page for dummies

Tra le diverse attività che dobbiamo intraprendere per ottimizzare le nostre pagine web e il nostro sito, in modo da renderlo più appetibile per i motori di ricerca, c’è la SEO on page. Si tratta di attività inerenti all’ottimizzazione interna della pagina e che consentono di aumentare le possibilità di un buon posizionamento.

SEO On Page for dummies

Tali attività consistono nell’inserimento di elementi che si trovano all’interno della pagina, elementi che devono essere strutturati o inseriti in un determinato modo. Qui parliamo di 5 dei 200 fattori che Google considera per il posizionamento e che sono fondamentali per capire quali elementi della nostra pagina dobbiamo considerare e come ottimizzarli.

Parlare di SEO, quindi di ottimizzazione, implica la conoscenza di diversi aspetti da tenere in considerazione. I fattori che Google utilizza per il ranking, ovvero il punteggio che conferisce ai siti al fine del posizionamento sulla pagina dei risultati, sono circa 200. Qui, però, ci concentriamo solo su alcuni di essi, quelli che riguardano l’ottimizzazione interna della pagina e che vengono definiti dalle attività di SEO on page.

Che cosa è la SEO on page

Sotto il nome di SEO on page si designano quelle attività di ottimizzazione degli elementi che sono all’interno delle pagine web e che consento di posizionarle in modo utile sui motori di ricerca. Dall’architettura della pagina ai titoli, dai contenuti all’usabilità, tutto deve essere ponderato e ottimizzato.

Una pagina efficiente e performante riesce a posizionarsi in modo ottimale ai primi posti della SERP, la pagina dei risultati, ma non facciamoci false illusioni, si tratta di un lavoro articolato che richiede specifiche competenze e tempo.

Naturalmente, una buona ottimizzazione non prescinde dalle attività di link building che ci permettono di ottenere risultati più rapidamente, ma questo è un passaggio che deve essere fatto dopo aver ottimizzato la pagina, diversamente, senza le attività di SEO on page, quelle off page saranno pressoché inutili.

I 5 fattori da valutare assolutamente

Come abbiamo detto, i fattori che Google considera al fine di posizionare le pagine nella SERP, sono oltre 200, ma ce ne sono 5 di fondamentale importanza, la cui ottimizzazione è imprescindibile.

Prima di addentrarci nel discorso su questi 5 fattori, però, dobbiamo aver presente che il sito web è un vero e proprio ecosistema organico, quindi costituito da diversi elementi differenti tra loro. Ecco perché non è utile concentrarsi solo su uno o qualcuno di questi aspetti, ma bisogna valutare quali sono quelli più incisivi al fine del posizionamento.

Avere dei backlink non porta a grandi risultati se il sito non è funzionale, magari perché è lento o ci sono problemi come contenuti di qualità dubbia o non è ottimizzato per la fruizione da mobile, solo per parlare di alcuni degli aspetti che lo penalizzano. Fatta questa premessa possiamo passare alla conoscenza dei 5 fattori da valutare imprescindibilmente, ovvero:

  1. Contenuto
  2. Link interni
  3. User engagement
  4. Struttura tecnica
  5. Responsivity mobile

#1 Il contenuto

Abbiamo sempre sentito dire che il contenuto è il re (affermazione di Bill Gate) e questo non solo è ancora valido, ma è una delle cose più importanti nella SEO on page. Il contenuto deve offrire del valore reale all’utente, deve essere chiaro, comprensibile, ben strutturato e dare una risposta a quanto l’utente sta cercando.

In primo luogo, quindi, deve corrispondere quanto più possibile alla domanda che l’utente digita sul motore di ricerca. Per poter realizzare un contenuto di questo tipo dobbiamo intercettare il search intent, quindi ciò che interessa all’utente e dobbiamo saperlo in anticipo in modo da poter strutturare il contenuto sulla base di keyword attinenti alla domanda che porrà l’utente.

Si parte dalla ricerca di parole chiave utilizzando gli strumenti appositi per la keyword research (ricerca di parole chiave) per capire quali siano le più funzionali e mirate. Si troveranno così non soltanto le keyword specifiche, quindi quelle che corrispondo all’intento dell’utente, ma anche parole chiave correlate dal punto di vista semantico e che consentiranno di redigere un contenuto quanto più completo possibile.

I tag SEO, come il title (il “titolo” che compare nell’annuncio sulla pagina dei risultati) e l’header (l’intestazione della pagina che si trova solitamente nella parte superiore e al cui interno, di norma, vi sono il logo del sito e la barra di navigazione, il menu), consentono di rendere chiaro il documento che l’utente andrà a consultare.

Mettere in ordine le informazioni che si trovano sulla pagina, quindi, non solo renderà più fruibile il contenuto all’utente, ma faciliterà la scansione della stessa anche ai crawler di Google. Buona norma è quindi quella di inserire le parole chiave principali nel tag title e nella description della pagina, oltre ad utilizzare parole chiave correlate negli header di sezione (i titoli e sottotitoli di un contenuto, ovvero H2, H3, H4).

#2. I link interni: come ottimizzarli

Spesso si pensa prima a ottenere dei backlink, in modo da migliorare l’autorevolezza del sito, ma non si ragiona troppo sull’importanza dei link interni, che non sono accessori d’arredo, bensì elementi fondamentali della SEO on page.

Una buona struttura di link interni non solo è utile per l’utente, che potrà approfondire gli argomenti di interesse, ma lo è soprattutto per gli spider di Google che potranno scansionare con più facilità – e minor dispendio di risorse – le pagine di interesse. Per farla semplice, i link interni sono come dei cartelli che indicano a Google la direzione verso le risorse più importanti.

Un esempio su tutti è quello inerente ai deep link, cioè quei link che conducono da pagine di una categoria superiore a pagine “orfane” (pagine senza link in entrata) e che dunque hanno maggiore difficoltà a essere reperite, rendendole così più facilmente indicizzabili. Questa strategia è utile anche all’utente che avrebbe la possibilità di fruire di contenuti di approfondimento.

#3. Lo user engagement: come ottimizzarlo

Lo user engagement, per definirlo in italiano, altro non è che un “valore” che indica l’interessamento degli utenti a una determinata pagina o a un sito. Ma come facciamo a capire quanto una determinata pagina viene gradita dall’utente in modo da ottimizzarla a tale scopo? Ci sono alcuni parametri che devono essere considerati e misurati.

Ricorda che la SEO, in generale, non è una scienza esatta, ma è fatta di misurazioni che ci permettono di capire se abbiamo adottato la strategia giusta o meno ed eventualmente correggerla. Nel caso specifico dell’user experience dobbiamo considerare:

  • Pagine per sessione
  • Frequenza di rimbalzo
  • CTR (Click-Through Rate)

Tutti questi fattori non sono importanti solo per Google, ma ci aiutano a comprendere come l’utente si comporta in relazione alla pagina, quanto la reputa utile, quanto tempo vi trascorre e quanto interagisce.

Le pagine per sessione

Questo parametro ci mostra il numero di pagine che vengono visualizzate dall’utente prima che abbandoni il sito, possiamo verificare quante sono mediante l’utilizzo di Google Analytics, che ci fornisce anche il tempo medio che l’utente ha trascorso sul sito. Analizzando questa metrica possiamo comprendere quanto la pagina sia effettivamente coinvolgente e cosa, eventualmente, debba essere migliorato.

La soddisfazione degli utenti: il tasso di rimbalzo e il CTR

Molto utile è analizzare le pagine con un elevato tasso di rimbalzo in modo da migliorarne le prestazioni. La frequenza di rimbalzo, infatti, ci indica la soddisfazione degli utenti riguardo a una determinata pagina o all’intero sito, ma attenzione, non è una formula matematica.

Se il nostro è un portale informativo, un elevato tasso di rimbalzo potrebbe significare che l’utente ha trovato subito ciò che sta cercando, quindi la risposta al suo bisogno o alle sue domande. Un elevato tasso di rimbalzo nelle pagine di un e-commerce, invece, può significare che quanto l’utente ha trovato non fosse di suo interesse.

Come si ottimizzano pagine con elevato tasso di rimbalzo? Sicuramente, una delle prime cose da fare è eliminare pop-up pubblicitari e interstitial troppo ingombranti, se ci pensi, una delle cose più fastidiose quando stai leggendo un contenuto, è che ti venga nascosto e debba fare acrobazie per eliminare gli ingombri, in particolare da device mobile.

Ovviamente si deve migliorare anche la prestazione delle pagine, quindi devono avere una certa rapidità di caricamento e contenuti assolutamente pertinenti alla ricerca dell’utente.

Per quanto riguarda il CTR, quindi il click-through rate, cioè quel valore che indica la percentuale di click di un annuncio, il dibattito è ancora aperto. Molti SEO non concordano sul significato di tale valore. Potrebbe, in caso di valore basso, significare che meta description e tag title non siano sufficientemente accattivanti o che il messaggio comunicato non sia chiaro o pertinente.

A scanso di equivoci, è bene inserire parole chiave nel tag title e nella meta description che siano “exact match” che cioè combacino perfettamente con la ricerca dell’utente e aggiungere anche qualche altra utile informazione nella descrizione, ricordando che, se troppo lunga, Google ne mostra solo un certo numero di caratteri.

#4. Struttura tecnica della pagina: come ottimizzarla

Questo è un argomento un po’ più tecnico, ma cerchiamo di semplificarlo al massimo. La struttura tecnica del sito ha il suo peso sul coinvolgimento degli utenti. Se tale struttura non è ben costruita, esattamente come accade nella costruzione di un palazzo, questa sarà inefficace.

Per renderla più solida dobbiamo realizzare una sitemap (mappatura del sito) che permetta ai crawler di navigare agevolmente tra i vari link. Individua le pagine che devono essere scansionate con priorità rispetto ad altre e che devono essere indicizzate.

Dovrai invece inibire agli spider le pagine che non vuoi mostrare ai motori di ricerca utilizzando il disallow file del file robots.txt. Pulisci le catene di redirect e setta i parametri per gli URL dinamici.

Il protocollo HTTPS

Una delle criticità è spesso data dalla presenza di collegamenti misti o pagine http che non portano sempre alla risorsa corretta. Per evitare tali criticità occorre analizzare attentamente il sito al fine di trovare eventuali errori, inserire la sitemap del sito internet nel file robots.txt e riscrivere il file .htacces in modo da reindirizzare tutto il traffico del portale a uno specifico dominio col corretto URL HTTPS.

Sì, queste sono cose decisamente tecniche, per cui se non sei particolarmente pratico o non vuoi spenderci tempo, contatta uno specialista.

I link rotti

Brevemente, i link rotti, broken link, sono dannosi. Le cause di questo esito sono molteplici, può essere il link che porta a una pagina che non esiste più o che si è danneggiata. Il consiglio è quello di monitorare periodicamente i link e di sostituire o ripristinare quelli rotti, che dunque non portano a nessuna pagina.

#5. La navigazione da mobile

Infine, poniamo attenzione alla navigazione da mobile. Oggi sempre più utenti navigano da device mobili, quali tablet e smartphone, motivo per cui, anche Google, ha dato grande rilievo a questo fattore. Per migliorare la responsivity del tuo sito devi avere un web design responsive, in modo che tutto possa essere visualizzato in modo agevole. Devi migliorare la velocità delle pagine, mediante la riduzione delle risorse on site e potresti marcare le pagine con codici AMP che incrementano le prestazioni e rendono i contenuti più fruibili.

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