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Ricerca semantica: come comprendere gli intenti di ricerca degli utenti

Perché la ricerca semantica è così importante oggi? Lo spieghiamo facendo un breve viaggio sull’evoluzione dell’intelligenza dei motori di ricerca che, nel corso degli anni (Google in particolare) hanno affinato la propria capacità di contestualizzare le parole, offrendo all’utente un’esperienza di ricerca sempre più piacevole.


Ricerca semantica: come comprendere gli intenti di ricerca degli utentiSapere come funzionano i motori di ricerca, unitamente agli intenti di ricerca degli utenti, è un grande vantaggio per chi lavora con la SEO e con le attività di link building perché consente di mettere a punto strategie dettagliate ed efficaci.

La ricerca semantica oggi è un aspetto fondamentale per chi lavora con la SEO. Riuscendo a comprendere quale sia l’intento di ricerca degli utenti in target, si possono ottenere risultati davvero straordinari applicando fin da subito le migliori strategie a seconda degli obiettivi. Riuscire a fare breccia nell’interesse dell’utente è molto più semplice se si sa cosa sta cercando. Ma la ricerca semantica è stata un punto di svolta anche per i motori di ricerca e, di conseguenza, per gli utenti, perché si ottengono risultati nella SERP decisamente più pertinenti a ciò che è stato formulato nella query (la domanda che si pone ai motori di ricerca).

Ricerca semantica, che cosa significa

La ricerca semantica, in generale, ha a che vedere con lo studio delle parole e della loro relazione. Se però pensiamo a un ambito che non sia quello meramente linguistico, ma che abbia a che vedere con i motori di ricerca, allora scopriamo che la ricerca semantica è strettamente connessa ai bisogni e a ciò che, in generale, la gente cerca sul web.

Per capire meglio, è utile ricordare come, fino a poco più di un decennio fa, la ricerca su Google ha iniziato a essere impostata sulla base del linguaggio naturale. Gli algoritmi erano sempre più orientati verso le domande discorsive in modo da rendere più pertinenti i risultati. Nel 2014 Google mette a punto Rank Brain, il suo primo sistema di apprendimento automatico che può dare dei risultati non solo pertinenti, ma anche più rilevanti agli utenti, e favorendo un approccio sempre più colloquiale.

Se in principio, quindi, ci si concentrava esclusivamente sull’inserimento delle parole chiave considerate come monoliti, con gli algoritmi sempre più intelligenti, occorreva valutare anche la relazione tra le parole, la semantica e il contesto.

Ormai l’algoritmo non dà più rilievo solo alla parola, ma la contestualizza. Così, la parola “pesca”, che può designare tanto il frutto quanto l’azione di pescare, viene valutata all’interno di un contesto discorsivo.

Un altro esempio: con la locuzione “avere il freno a mano tirato”, se ci si trova in auto vogliamo intendere che l’auto è ben ferma, avendo tirato effettivamente il freno a mano; se invece stiamo parlando in modo figurato, vogliamo intendere che ci sentiamo inibiti, non siamo completamente spontanei.

Noi possiamo distinguere questi diversi significati a livello semantico, per i motori di ricerca, invece, questo non sempre è semplice.

Individuare l’intento di ricerca degli utenti, al fine di agevolarne l’esito della ricerca, richiede determinate attività, sia da parte dei motori di ricerca che, di conseguenza, da parte degli specialisti della SEO.

Individuare l’intento di ricerca

Se fino a qui abbiamo capito quanto sia importante il contesto per comprendere ciò che davvero un utente sta cercando sul web, ora andiamo a scandagliare quello che è l’intento di ricerca.

Da una parte, quindi, abbiamo i motori di ricerca che devono cercare di interpretare i bisogni e le domande degli utenti, e che oggi sono sempre più evoluti da questo punto di vista; dall’altra abbiamo chi deve posizionare il proprio sito nel miglior modo possibile, e per questo deve sfruttare tutte le sue competenze per individuare l’intento di ricerca.

Capire questo dato aiuta enormemente a impostare la SEO on page e tutte le strategie più idonee per catturare l’attenzione dell’utente, portarlo sul proprio sito e fare in modo che compia un’azione, che sia un acquisto o l’iscrizione a una newsletter o altro ancora.

Le tre tipologie di ricerca che effettuano gli utenti

  1. Ricerca informazionale: fornisce, appunto, informazioni che non sono note agli utenti. In valore di traffico siamo a un livello basso dato che l’utente ha ancora necessità di informarsi e dunque è lontano dalla fase di acquisto. In questa modalità di ricerca le query possono essere “migliore stampante” o “stampante rapporto qualità prezzo”.
  2. Ricerca transazionale: in questo caso l’utente ha già le idee chiare, sa cosa sta cercando, ma vuole trovare il risultato che meglio soddisfa la sua esigenza. Per esempio potrebbe digitare “Barbie Magia delle feste 2021”. Questo tipo di ricerca, può essere legata al nome di un determinato prodotto e/o servizio.
  3. Ricerca navigazionale: in questo caso l’utente conosce il sito web in cui effettuare l’acquisto, sa già cosa gli occorre, ma magari non ricorda perfettamente il nome. Rifacendoci all’esempio di prima, potrebbe cercare “sito Barbie Mattel” o “sito Mattel”. Questo tipo di ricerca ha un valore elevato di traffico e di conversioni, dato che si riferisce direttamente al brand. Infatti, ricerca navigazionale e ricerca branded, spesso, coincidono.

Il contesto

Ritorniamo ora all’analisi del contesto, quindi tutto quello che sta attorno alla nostra ricerca e che la conduce in una determinata direzione. Ci sono diversi fattori che Google considera quando stabilisce un contesto, vediamoli:

  1. Caratteristiche della domanda o query: oggi Google è in grado di capire ciò che l’utente sta cercando anche se digitando la domanda commette errori di digitazione e può restituire dei risultati di ricerca simili anche per sinonimi della parola digitata nella query.
  2. Co-occorrenza: il motore di ricerca capisce il contesto in cui è inserita una parola, valutando i termini attinenti. La parola chiave inserita in due diversi contenuti, può avere la stessa keyword density, ma se in uno vi sono co-occorrenze e nell’altro no, il motore di ricerca comprenderà perfettamente il contesto. Se la parola chiave è aereo, ma in un testo si parla delle parti dell’aeromobile e nell’altro di un viaggio in aereo, Google capirà perfettamente che in un caso il topic è la struttura dell’aereo, nell’altro il viaggio.
  3. Geolocalizzazione della sessione: Google capisce la posizione, per quanto a volte approssimativa, da cui l’utente sta digitando la query. Se si digita “oculista” e ci si trova a Milano, Google farà visualizzare per primi tra i risultati gli oculisti di Milano.
  4. Argomenti trend: se la domanda posta al motore di ricerca è inerente a un particolare evento culturale o sportivo, Google ci darà informazioni a riguardo, per esempio se digitiamo “Dinamo Sassari”, il motore di ricerca ci dirà se il giorno precedente sono state giocate partite o se devono essere giocate nel giorno successivo, dandoci eventuali risultati e orari.
  5. Linguaggio naturale: se la query viene impostata con linguaggio naturale, ovvero discorsivo: “quando sorge il sole a Barcellona”, il primo risultato sarà l’orario in cui è sorto il sole in quella località il giorno in cui è stata digitata la domanda.

Tutto questo viene fatto per offrire la migliore esperienza all’utente riguardo alla domanda che ha posto al motore di ricerca, avvicinandosi sempre più a quello che è il linguaggio naturale.

Ricerca semantica, come funziona

Una parola può avere diversi significati, se questa viene decontestualizzata per il motore di ricerca è difficile comprendere cosa l’utente stia cercando e restituirà una serie di risultati diversi. La parola Venere, per esempio, può intendere il pianeta, la dea, ma anche il dipinto di Botticelli o la canzone della cantautrice Carmen Consoli.

In tale frangente, il primo risultato che restituisce Google, nel caso di una ricerca di questo genere, è quello inerente al pianeta, alla divinità e nel Knowledge Graph ci suggerisce la “Nascita di Venere” di Botticelli. Ci fornisce, inoltre, suggerimenti inerenti ai trend di ricerca degli altri utenti, come per esempio “Cosa simboleggia Venere” e “Quali sono le particolarità di Venere”. In fondo alla SERP, invece, troviamo le ricerche correlate che possono consentire all’utente di effettuare una ricerca mirata.

Perché ci interessa la ricerca semantica

Come abbiamo detto all’inizio di questo articolo, chi lavora con la SEO e con i motori di ricerca ha necessità di conoscere al meglio l’intento di ricerca degli utenti. In questo modo, unitamente alla conoscenza del modo di operare dei motori di ricerca, potrà intercettare le migliori key word da inserire nei contenuti, potrà organizzare attività di link building e ottimizzare tutto in modo congruo.

In definitiva, per ottenere risultati con tuo sito dovrai:

  • Intercettare l’intento di ricerca del tuo target, quindi degli utenti potenzialmente interessati alla tua attività;
  • Creare contenuti che contengano certamente le parole chiave (preferibilmente a lunga coda, correlate e che siano adatte anche alla ricerca vocale), ma che siano soprattutto di qualità e offrano valore all’utente.

· Infine ricorda che l’intelligenza dei motori di ricerca è in continua evoluzione, per questo non ci sarà mai un risultato definito e dovrai fare attenzione a tutte le eventuali modifiche e aggiornamenti.

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